Citra IPA: quando il luppolo diventa poesia in un bicchiere

Immaginate di sedervi in un pub affollato, il calice appannato tra le mani. Portate il bicchiere alle labbra e un’esplosione di mango, lime e frutto della passione vi avvolge il palato. Non state assaporando un succo tropicale, ma una Citra IPA – birra che ha rivoluzionato il concetto stesso di luppolatura. Questo stile, nato dall’incontro tra l’innovazione brassicola americana e un luppolo dalle qualità sensoriali uniche, rappresenta oggi uno dei capitoli più avvincenti della birra artigianale moderna.

Dal primo utilizzo sperimentale del luppolo Citra nel 2008 alla sua ascesa come varietà simbolo del movimento craft, ogni sorso racconta una storia di passione, ricerca e sfida ai limiti aromatici. Ma cos’è esattamente una Citra IPA? Quali caratteristiche la rendono riconoscibile tra migliaia di IPA? E come si colloca nel panorama brassicolo globale?

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Cos’è una Citra IPA: più di un semplice nome

Quando si parla di Citra IPA, ci si riferisce a una India Pale Ale il cui profilo aromatico dominante deriva dall’uso massiccio del luppolo Citra. A differenza di altre IPA che mescolano diverse varietà di luppolo, qui il protagonista assoluto è questo cultivar sviluppato dalla Hop Breeding Company, capace di regalare note fruttate senza pari.

La vera essenza di una Citra IPA risiede nella capacità di bilanciare l’amaro tipico delle IPA con una componente fruttata che ricorda i succhi tropicali. Nonostante la fama recente, il luppolo Citra ha alle spalle un percorso di sviluppo decennale. Come approfondiamo nel nostro articolo sul ruolo del luppolo nella birra, la selezione di nuove varietà rappresenta una sfida tecnologica complessa.

Caratteristiche distintive: un’orchestra aromatica

Profilo olfattivo: il trionfo dei tropici

L’aroma di una Citra IPA ben fatta ricorda l’apertura di un cesto di frutta esotica. Note di lychee, mango e frutto della passione si fondono con accenni agrumati di pompelmo rosa e lime, creando un bouquet che anticipa l’esperienza gustativa. Questa complessità deriva dall’alta concentrazione di oli essenziali nel luppolo Citra, particolarmente ricco di composti come il mircene e il linalolo.

Gusto: tra dolcezza maltata e amaro strutturato

Al palato, le Citra IPA tendono a presentare un corpo medio-leggero, con una base maltata discreta che lascia spazio alla pirotecnica luppolata. L’amaro, solitamente compreso tra 50-70 IBU, emerge in modo pulito senza risultare aggressivo, grazie alla dolcezza residua che funge da contrappeso.

Aspetto: la torbidità come stile

Mentre le West Coast IPA tradizionali puntano sulla limpidezza, molte Citra IPA moderne abbracciano la torbidità tipica delle New England IPA. Questo effetto, ottenuto attraverso tecniche di dry-hopping aggressive e l’uso di lieviti a bassa flocculazione, intensifica la percezione della succosità fruttata.

Storia del luppolo Citra: un esperimento diventato leggenda

La nascita del luppolo Citra nel 2008 segna una svolta epocale. Sviluppato attraverso un programma di incroci durato 12 anni tra le varietà Hallertau Mittelfrüh, US Tettnang e altre cultivar segrete, questo luppolo doveva inizialmente essere chiamato HBC 394.

La sua adozione da parte di birrifici pionieri come Sierra Nevada e Lagunitas ne ha decretato il successo globale. Curiosamente, come raccontiamo nell’approfondimento sulla storia delle IPA americane, l’ascesa del Citra coincide con il boom delle Session IPA, dimostrando la versatilità di questo luppolo in stili diversi.

Ricetta base: alchimia tra malti e luppoli

Una tipica ricetta per Citra IPA prevede:

  • Malti: base Pilsner o Pale Ale (85%), integrati con malti caramello (5%) e fiocchi d’avena (10%) per corpo e morbidezza
  • Luppoli: Citra in tutte le fasi – amaro (60 min), aroma (15 min), dry-hop (5 giorni)
  • Lievi: ceppi inglesi come London Ale III o americani come Chico per accentuare la fruttatezza

La tecnica del dry-hopping (aggiunta di luppolo a fermentazione avanzata) risulta cruciale. Per chi vuole approfondire le tecniche di luppolatura, consigliamo la lettura del nostro articolo sul dry-hopping.

Gradi alcolici: la forza misurata

Le Citra IPA si collocano solitamente tra i 6% e i 7,5% ABV, trovando il punto dolce tra potenza alcolica e bevibilità. Alcune versioni Double IPA superano gli 8%, ma rischiano di coprire le delicate note aromatiche del Citra. Per comprendere meglio il ruolo dell’alcol nella birra, il nostro approfondimento sull’ABV offre spunti interessanti.

Citra IPA famose: i capolavori da conoscere

  1. Sierra Nevada Hop Hunter IPA – Prima commerciale a usare Citra in miscela
  2. Lagunitas Born Yesterday – Freschezza estrema con luppolo raccolto 24 ore prima
  3. Toppling Goliath PsuedoSue – Single-hop Citra che ha ispirato una generazione di birrai

Pur non producendo una Citra IPA, il nostro birrificio propone stili complementari come la Double IPA, ideale per chi cerca intensità luppolata.

Abbinamenti gastronomici: il cibo che canta

La vivace acidità e il carattere fruttato delle Citra IPA sposano:

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