La birra Milkshake IPA è un fenomeno brassicolo che ha conquistato il mondo della birra artigianale con la sua audacia e creatività. Questo stile, nato come evoluzione delle New England IPA (NEIPA), combina luppoli tropicali, frutta e una cremosità insolita, ottenuta grazie all’uso di ingredienti come il lattosio e la farina d’avena. Ma cos’è esattamente una birra Milkshake IPA? Quali sono le sue caratteristiche distintive? E perché ha diviso l’opinione dei puristi della birra?
In questo viaggio, esploreremo le origini di questa birra ribelle, analizzeremo la sua ricetta innovativa e scopriremo perché, nonostante la sua giovane storia, è già diventata un punto di riferimento per gli amanti degli esperimenti brassicoli.
In questo post
- Cos’è la birra Milkshake IPA
- Storia e origini: quando nasce uno stile controverso
- Caratteristiche distintive: tra dolcezza, frutta e torbidità
- Ricetta e ingredienti: come si produce una Milkshake IPA
- Gradi alcolici: quanto è forte una Milkshake IPA
- Birre Milkshake IPA famose da provare
- Curiosità e dibattiti: perché questo stile divide gli appassionati
Cos’è la birra Milkshake IPA?
La birra Milkshake IPA è uno stile sperimentale che fonde elementi delle IPA moderne con tecniche e ingredienti tipici delle birre dessert. A differenza delle tradizionali IPA, che enfatizzano l’amaro del luppolo, questa variante punta su un profilo dolce e cremoso, ottenuto attraverso l’aggiunta di lattosio (non fermentabile) e frutta in purea. Il risultato è una birra con una texture vellutata, quasi simile a un frullato, da cui prende il nome.
Questo stile nasce come evoluzione delle NEIPA, famose per la loro torbidità e i sentori fruttati, ma si spinge oltre, incorporando elementi come vaniglia, frutta esotica o persino cereali come l’avena. La birra Milkshake IPA non è solo una birra: è un’esperienza sensoriale che sfida le convenzioni, mescolando dolcezza, acidità e complessità aromatica.
Per chi ama esplorare stili ibridi, come la Pastry Stout, la Milkshake IPA offre un approccio simile, ma con un focus sul luppolo e sulla freschezza fruttata.
Storia e origini: quando nasce uno stile controverso
La storia della birra Milkshake IPA è recente e legata a doppio filo alla creatività dei birrifici artigianali statunitensi. Il merito della sua invenzione è attribuito al birrificio svedese Omnipollo e a quello americano Tired Hands Brewing Company, che nel 2015 collaborarono per creare una birra che unisse la struttura delle IPA alla cremosità delle stout.
L’esperimento iniziale prevedeva l’uso di lattosio, frutta e farina d’avena, ingredienti allora insoliti per una IPA. La birra ottenuta, chiamata proprio "Milkshake IPA", suscitò immediato scalpore: alcuni la definirono geniale, altri un tradimento dello stile IPA classico. Nonostante le polemiche, il concetto si diffuse rapidamente, soprattutto tra i birrifici che puntavano su ricette audaci, come quelli specializzati in birre sperimentali.
Oggi, la Milkshake IPA è uno stile riconosciuto a livello internazionale, anche se non ufficialmente codificato da enti come la BJCP (Beer Judge Certification Program). La sua popolarità riflette un trend più ampio: la ricerca di birre che siano esperienze multisensoriali, come accade con le Sour Ale alla frutta.
Caratteristiche distintive: tra dolcezza, frutta e torbidità
Le caratteristiche della birra Milkshake IPA la rendono immediatamente riconoscibile:
- Aspetto: Colore dorato o ambrato, spesso torbido grazie all’uso di farina d’avena o frutta non filtrata. La schiuma è densa e persistente, simile a quella di un cappuccino.
- Aroma: Dominato da note tropicali (mango, frutto della passione) e agrumate (pompelmo, arancia), arricchito da sentori di vaniglia, cocco o latte condensato.
- Sapore: Dolcezza bilanciata da una leggera acidità fruttata. Il lattosio aggiunge corpo senza risultare stucchevole, mentre i luppoli contribuiscono con un tocco erbaceo o floreale.
- Mouthfeel: Crema al tatto, con una carbonazione moderata che esalta la sensazione di bevibilità.
A differenza delle West Coast IPA, più amare e asciutte, la Milkshake IPA gioca su equilibri inediti, avvicinandosi a stili come la Milk Stout per la sua struttura maltata.
Ricetta e ingredienti: come si produce una Milkshake IPA
La ricetta della birra Milkshake IPA è un mix di tradizione e innovazione. Ecco gli ingredienti chiave:
- Luppoli: Varietà a basso amaro come Citra, Mosaic o Galaxy, utilizzati in dry-hopping per esaltare gli aromi fruttati.
- Lattosio: Aggiunto durante la bollitura, dona dolcezza residua e corpo.
- Frutta: Puree di mango, pesca o frutti di bosco, inserite in fermentazione secondaria.
- Avena: Contribuisce alla torbidità e alla texture cremosa.
- Spezie: Vaniglia, cannella o scorze di agrumi per arricchire il profilo aromatico.
Il processo produttivo ricorda quello delle Hazy IPA, con una fermentazione a bassa temperatura e l’uso di lieviti che esaltano gli esteri fruttati. La differenza sta nell’aggiunta di ingredienti "non tradizionali", come il lattosio, che richiedono un controllo accurato per evitare dominanze eccessive.
Gradi alcolici: quanto è forte una Milkshake IPA
I gradi della birra Milkshake IPA variano generalmente tra il 6% e l’8% ABV, posizionandosi come birre di media-alta gradazione. Questo range permette di sostenere la complessità aromatica senza risultare troppo pesanti. Alcune versioni "Imperial" raggiungono addirittura il 10% ABV, avvicinandosi a stili come la Barley Wine.
La dolcezza del lattosio può mascherare parzialmente l’alcol, rendendo queste birre ingannevolmente facili da bere. Per questo, è consigliabile consumarle con moderazione, specialmente se si opta per versioni più strutturate.
Birre Milkshake IPA famose da provare
Tra le birre Milkshake IPA famose spiccano:
- Tired Hands Alien Church: Una delle prime interpretazioni, con note di pesca, vaniglia e una cremosità avvolgente.
- Omnipollo Bianca Luga: Un mix di lamponi, lattosio e luppoli australiani, con un finale agrodolce.
- The Veil Master Shredder: Esplosione di mango e frutto della passione, bilanciata da una lieve acidità.
Chi desidera esplorare stili simili può trovare ispirazione nella selezione di birre artigianali disponibili online, anche se attualmente le Milkshake IPA non fanno parte del catalogo de La Casetta Craft Beer Crew.
Curiosità e dibattiti: perché questo stile divide gli appassionati
La birra Milkshake IPA è uno stile polarizzante. I sostenitori amano la sua audacia e la capacità di fondere sapori apparentemente inconciliabili. I critici, invece, la considerano un eccesso, lontano dalle radici delle IPA tradizionali.
Un altro punto di discussione è l’uso del lattosio, che rende queste birre inadatte ai vegani. Alcuni birrifici hanno iniziato a sperimentare alternative, come l’estratto di lupino, per mantenere la cremosità senza ingredienti di origine animale.
Nonostante le polemiche, la Milkshake IPA rimane un simbolo della creatività brassicola moderna, perfetta per chi cerca qualcosa di diverso dalle IPA classiche.
Conclusione: un esperimento che ha lasciato il segno
La birra Milkshake IPA rappresenta un capitolo affascinante nella storia della birra artigianale. Con la sua texture innovativa e il coraggio di sfidare le convenzioni, ha aperto la strada a nuovi esperimenti, influenzando stili come le Smoothie IPA e le Pastry Sour.
Che siate fan o scettici, vale la pena assaggiare almeno una volta questo stile, magari abbinandolo a dessert cremosi come cheesecake o tiramisù. Per chi preferisce esplorare altri territori brassicoli, il mondo della birra artigianale offre infinite possibilità, dalle tradizionali birre belghe alle audaci American IPA.
Fonti esterne: Per approfondire le linee guida sugli stili brassicoli, consulta il sito ufficiale della BJCP.