Birra e colesterolo: cosa è giusto sapere

La relazione tra birra e colesterolo suscita interesse e domande sia tra gli appassionati di birra artigianale sia tra chi è attento alla propria salute cardiovascolare.

In molti si chiedono se una pinta di IPA aromatica o una stout corposa possano influire sui livelli di colesterolo nel sangue.

La birra, da un lato, è ricca di storia e gusto; dall’altro contiene alcol e calorie che potrebbero incidere sul metabolismo lipidico.

Studi scientifici recenti hanno esaminato gli effetti di un consumo moderato di birra sull’HDL (il cosiddetto colesterolo “buono”) e sull’LDL (il colesterolo “cattivo”), offrendo spunti interessanti.

Allo stesso tempo, le linee guida sanitarie moderne invitano alla prudenza, sottolineando che anche bevande antiche e popolari come la birra vanno consumate con consapevolezza e moderazione.

Un consumo equilibrato può inserirsi in uno stile di vita sano, mentre eccessi prolungati possono annullare i potenziali benefici e comportare rischi.

In questo articolo, dal tono accademico ma divulgativo, analizziamo birra e colesterolo in dettaglio: scopriremo cosa dice la scienza più aggiornata, quali sono i meccanismi in gioco e come le diverse tipologie di birra possono influire sul profilo lipidico.

Citando fonti affidabili e dati concreti, ti forniremo un quadro chiaro e aggiornato per sfatare miti e orientare le tue scelte.

Preparati a un viaggio tra malti, luppoli e arterie, per capire davvero cosa è giusto sapere sul binomio birra-colesterolo.

Le informazioni riportate si basano su evidenze scientifiche recenti (con relative fonti indicate) e sulle linee guida nutrizionali internazionali, per garantire un quadro accurato e aggiornato sull’argomento.

In questo post

Colesterolo “buono” e “cattivo”: breve ripasso dei fondamentali

Prima di addentrarci nello specifico rapporto tra birra e colesterolo, è utile chiarire cosa intendiamo con colesterolo “buono” e “cattivo”.

Il colesterolo è un tipo di lipide essenziale per il corpo: contribuisce alla struttura delle membrane cellulari ed è precursore di ormoni e vitamina D.

Nel sangue, però, il colesterolo viaggia legato a proteine sotto forma di particelle chiamate lipoproteine.

Le due principali sono: le HDL (High Density Lipoproteins), spesso definite colesterolo buono, e le LDL (Low Density Lipoproteins), note come colesterolo cattivo.

Le LDL trasportano il colesterolo dal fegato ai tessuti periferici; se presenti in eccesso possono depositarsi sulle pareti delle arterie formando placche.

Le HDL svolgono invece la funzione opposta: raccolgono il colesterolo in eccesso dai tessuti e lo riportano al fegato per essere eliminato o riciclato .

Avere LDL alti aumenta il rischio di aterosclerosi e malattie cardiache, mentre HDL elevati hanno un effetto protettivo perché facilitano la pulizia delle arterie.

È quindi importante mantenere un buon profilo lipidico, con LDL bassi e HDL alti.

Dieta, attività fisica e fattori genetici influenzano questi valori, ma anche il consumo di alcol può incidere significativamente .

Nel corso dell’articolo vedremo come la birra – in quanto bevanda alcolica con specifiche caratteristiche nutrizionali – possa modulare, in positivo o in negativo, i livelli di HDL e LDL nel sangue.

Composizione della birra e nutrienti rilevanti

Per capire l’impatto della birra sul colesterolo, esaminiamo prima cosa c’è dentro un bicchiere di birra.

A livello di composizione nutrizionale, la birra è costituita principalmente da acqua (circa 90-93%) e alcol (etanolo), con una quota di carboidrati residui provenienti dal malto d’orzo.

Diversamente da cibi di origine animale, la birra non contiene colesterolo alimentare (0 mg di colesterolo per porzione), poiché quest’ultimo si trova solo in prodotti animali (uova, latticini, carne).

Tuttavia, la presenza di alcol e calorie può influire indirettamente sui livelli di colesterolo endogeno.

In 100 ml di birra chiara standard (5% vol) troviamo circa 40-50 kcal quasi interamente da carboidrati e alcol (Birra e diabete: effetti sulla glicemia e rischi metabolici – La Casetta Craft Beer Crew).

I carboidrati totali sono circa 3-5 grammi per 100 ml in una lager classica (Birra e diabete: effetti sulla glicemia e rischi metabolici – La Casetta Craft Beer Crew), per lo più destrine e maltodestrine non completamente fermentate (zuccheri complessi).

In una porzione tipica da 330 ml, quindi, una birra chiara apporta ~12-15 g di carboidrati.

Questi valori variano a seconda dello stile birrario: ad esempio, una IPA robusta con gradazione più alta conterrà più alcol (e quindi più calorie), mentre una stout potrebbe avere anche leggermente più carboidrati residui rispetto a una lager molto secca.

Importante notare che la birra è povera di proteine e praticamente priva di grassi; gran parte dell’apporto calorico deriva dall’etanolo (7 kcal per grammo) e dagli zuccheri residui del malto (Birra e diabete: effetti sulla glicemia e rischi metabolici – La Casetta Craft Beer Crew).

Spesso si parla di “calorie vuote” per le calorie alcoliche, in quanto forniscono energia senza apportare nutrienti essenziali.

Un consumo eccessivo di birra può quindi contribuire a un surplus calorico e a incremento di peso, fattore che a sua volta tende ad aumentare i livelli di LDL e trigliceridi nel sangue (oltre a ridurre l’HDL).

Non trascuriamo però gli aspetti positivi: la birra contiene anche micronutrienti e composti bioattivi che possono influire sul metabolismo lipidico.

Ad esempio, il lievito di birra (soprattutto nelle birre artigianali non filtrate) apporta vitamine del gruppo B, come l’acido folico e la niacina, che giocano un ruolo nel metabolismo degli acidi grassi e dell’omocisteina.

Tracce di minerali (magnesio, potassio, silicio) sono presenti, così come polifenoli antiossidanti derivati dal luppolo e dal malto.

Proprio i polifenoli del luppolo – come lo xantumolo – hanno attirato l’attenzione dei ricercatori perché sembrano poter influenzare positivamente i lipidi: in studi sperimentali ad alte dosi, lo xantumolo ha mostrato capacità di abbassare l’LDL e migliorare la funzionalità dell’HDL.

Nella birra comune la quantità di questi composti è bassa, ma le birre luppolate (es.

IPA) e le birre scure ricche di malti tostati contengono livelli maggiori di antiossidanti naturali rispetto alle lager chiare industriali.

Ciò significa che non tutte le birre sono uguali sul piano nutrizionale: la birra artigianale spesso conserva più polifenoli (grazie a ingredienti di qualità e ridotta filtrazione) e può avere un impatto diverso sul nostro organismo rispetto a una birra filtrata e pastorizzata di produzione industriale (Pro e Contro della Birra: Un’Analisi Completa tra Benefici e Rischi – La Casetta Craft Beer Crew) (Pro e Contro della Birra: Un’Analisi Completa tra Benefici e Rischi – La Casetta Craft Beer Crew).

Nei prossimi paragrafi valuteremo proprio gli effetti concreti della birra – dose per dose – sui livelli di colesterolo, tenendo conto sia dei nutrienti energetici (alcol e zuccheri) sia di questi fattori minori potenzialmente benefici.

Effetti del consumo moderato di birra sul colesterolo

Numerosi studi epidemiologici e clinici indicano che un consumo moderato di alcol può avere effetti favorevoli sul profilo lipidico, in particolare aumentando l’HDL.

La birra, come il vino rosso e altre bevande alcoliche, rientra in queste osservazioni.

Ma cosa si intende per moderato? In genere significa una birra al giorno per le donne e 1-2 birre al giorno per gli uomini (circa 10-30 grammi di alcol totali).

Entro questi limiti, l’etanolo può alzare modestamente il livello di colesterolo HDL nel sangue.

Come avviene ciò? L’alcol etilico ingerito in quantità ridotte sembra agire sul fegato aumentando la produzione di particelle HDL e l’attività di trasporto inverso del colesterolo (il processo per cui l’HDL porta il colesterolo dalle arterie al fegato) .

Già ricerche degli anni ‘90 avevano notato HDL più elevati nei bevitori moderati rispetto agli astemi.

Più recentemente, uno studio decennale su oltre 57.000 adulti giapponesi (pubblicato nel 2025 su JAMA Network Open) ha confermato che chi inizia a bere moderatamente vede HDL aumentare e LDL ridursi rispetto a chi rimane astemio.

In questo studio, sorprendentemente, interrompere completamente il consumo di alcol dopo aver bevuto moderatamente è risultato associato a un calo dell’HDL e a un aumento dell’LDL, suggerendo che l’effetto positivo dell’alcol sul colesterolo “buono” svanisce eliminando l’alcol.

Va sottolineato che si parla di variazioni moderate (incrementi dell’HDL dell’ordine di pochi milligrammi per decilitro) ma comunque significative sul piano statistico.

Un consumo moderato di birra, ad esempio una birra artigianale da 330 ml al giorno, può dunque inserirsi in una dieta equilibrata senza necessariamente peggiorare i livelli di colesterolo – anzi, in alcuni casi li mantiene più favorevoli rispetto all’astinenza totale.

La birra artigianale contiene inoltre antiossidanti (come abbiamo visto) che potrebbero contribuire all’effetto benefico.

Una revisione del 2021 pubblicata sulla rivista Nutrients ha evidenziato che i polifenoli del luppolo presenti nella birra possono aumentare l’HDL e ridurre alcuni marker di stress ossidativo e infiammazione.

Un moderato consumo di birra in quella revisione risultava associato a un minor rischio cardiovascolare generale.

È importante però interpretare correttamente questi dati: dire che bere con moderazione può aumentare il colesterolo buono non significa che la birra sia un “farmaco” per il cuore o che chi non beve debba iniziare a farlo per migliorare i propri esami del sangue .

Gli esperti di salute (come l’American Heart Association) raccomandano di non iniziare a bere alcol appositamente per ottenere benefici sul cuore, perché qualsiasi lieve vantaggio su HDL deve essere ponderato con i potenziali rischi dell’alcol.

Tuttavia, per chi già apprezza una buona birra, rimanere entro limiti moderati può offrire l’effetto positivo collaterale di un HDL più alto.

In concreto, ciò potrebbe tradursi in arterie un po’ più “pulite” nel lungo termine: ad esempio, uno studio dell’Università della Pennsylvania (presentato alle sessioni scientifiche AHA) ha osservato che una birra piccola al giorno rallenta il calo dell’HDL legato all’età, riducendo il rischio che col passare degli anni il colesterolo buono scenda a livelli insufficienti (Una birra al giorno aiuta a preservare colesterolo ‘buono’ – Alimentazione – Ansa.it) (Una birra al giorno aiuta a preservare colesterolo ‘buono’ – Alimentazione – Ansa.it).

Naturalmente, il consumo moderato deve andare di pari passo con uno stile di vita sano: alimentazione ricca di fibre e grassi insaturi (olio d’oliva, pesce), attività fisica regolare e niente fumo.

In questo contesto, una pinta occasionale o una bottiglia di birra artigianale di qualità – come quelle disponibili sul mercato dei craft brewer – può essere gustata senza troppi sensi di colpa, sapendo che non sta sabotando il nostro colesterolo, anzi lo sta forse aiutando un pochino.

La chiave, come sempre, è la misura: uno o due bicchieri e non di più.

Nel prossimo paragrafo vedremo infatti come cambiano drasticamente le cose quando le dosi di birra aumentano oltre la moderazione.

(image) Effetto del consumo di birra sui livelli di colesterolo.

Descrizione: Confronto concettuale dei livelli medi di LDL (colesterolo “cattivo”) e HDL (colesterolo “buono”) in persone astemie, bevitori moderati e bevitori eccessivi.

Il grafico illustra la tendenza generale: un consumo moderato (1-2 unità al giorno) è associato a LDL leggermente più bassi e HDL più alti, mentre un consumo eccessivo può alzare l’LDL e abbassare l’HDL.

Valori indicativi in mg/dL (milligrammi per decilitro).

Consumo eccessivo: birra, colesterolo e trigliceridi

Se “la dose fa il veleno”, questo è particolarmente vero per l’alcol.

Bere birra in eccesso annulla qualsiasi beneficio e crea rapidamente problemi, incluso uno squilibrio del profilo lipidico.

Diversi meccanismi entrano in gioco quando il consumo diventa elevato (ben oltre le 1-2 unità alcoliche al giorno).

Innanzitutto, l’eccesso di alcol sovraccarica il fegato, l’organo che metabolizza sia l’alcol sia i grassi.

Un consumo cronico elevato può portare a steatosi epatica alcolica (fegato grasso), condizione che spesso si associa a ipertrigliceridemia (trigliceridi alti nel sangue) e a un calo dell’HDL.

In presenza di un’elevata quantità di trigliceridi circolanti, il metabolismo delle lipoproteine viene alterato: le HDL tendono a diminuire e le LDL possono aumentare, generando un quadro di dislipidemia pro-aterogena.

Studi clinici hanno rilevato che chi consuma alcool in modo pesante presenta frequentemente trigliceridi elevati insieme a LDL elevati .

Ad esempio, un abuso alcolico come il binge drinking (8-10 drink in una sola occasione) è stato collegato a significativi aumenti di trigliceridi e colesterolo totale in poche ore .

Sul lungo periodo, l’alcol in eccesso aumenta l’LDL “cattivo” e spesso anche il colesterolo totale, oltre a contribuire a elevare la pressione sanguigna e la glicemia – tutti fattori di rischio cardiovascolare.

Va detto che alcuni grandi bevitori mostrano paradossalmente HDL insolitamente alti, ma questo non si traduce in protezione: anzi, HDL estremamente elevati dovuti all’alcol possono essere composti da particelle “difettose” e accompagnarsi a un forte incremento dei trigliceridi .

In pratica, l’eccesso di birra crea uno scenario metabolico sfavorevole: colesterolo buono basso, colesterolo cattivo alto e trigliceridi alti.

A ciò si aggiunge l’effetto indiretto del surplus calorico: diverse boccale di birra apportano centinaia di calorie; nel tempo, l’aumento di peso e l’accumulo di grasso viscerale inducono insulino-resistenza e incrementano ulteriormente trigliceridi e LDL.

Un chiaro indicatore dell’impatto dell’eccesso alcolico sul profilo lipidico viene da studi di sospensione: quando forti bevitori smettono di bere, spesso si riscontra un miglioramento dei trigliceridi ma un peggioramento del colesterolo HDL, a dimostrazione che l’HDL elevato che avevano non era sufficiente a compensare gli altri effetti negativi.

In sintesi, abusare di birra fa male al colesterolo: i potenziali vantaggi del consumo moderato scompaiono e anzi si inverte la tendenza, con un profilo lipidico tipico di chi è a rischio cardiovascolare.

Questo è uno dei contro evidenziati in ogni analisi sul rapporto tra birra e salute: ad esempio, un’approfondita analisi dei pro e contro della birra ricorda che oltre le 2-3 unità al giorno si entra nel campo dei rischi concreti per cuore e vasi .

Oltre a colesterolo e trigliceridi, il consumo eccessivo di alcol aumenta il rischio di ipertensione, aritmie, danni epatici (epatite alcolica, cirrosi) e numerose altre patologie (inclusi vari tipi di cancro).

Non ultimo, l’abuso di birra può portare a dipendenza.

È dunque fondamentale mantenere il consumo su livelli moderati.

Per chi ha già diagnosi di ipercolesterolemia o ipertrigliceridemia, generalmente i medici consigliano di limitare drasticamente l’alcol, poiché anche piccole quantità in questi soggetti possono aggravare la situazione lipidica.

Un dettaglio spesso trascurato: la birra – contenendo carboidrati fermentescibili – può far aumentare anche i trigliceridi post-prandiali (dopo pasto) in modo più marcato rispetto ad alcolici senza zuccheri (come i superalcolici secchi), quindi in chi ha trigliceridi alti la birra è tra le bevande alcoliche meno indicate.

Chi non vuole rinunciare al gusto del malto e del luppolo può considerare le birre analcoliche o a basso tenore alcolico: come vedremo più avanti, esse offrono il sapore della birra con un impatto molto minore su calorie e metabolismo lipidico.

Prima di passare a come scegliere la birra migliore dal punto di vista nutrizionale, sintetizziamo gli effetti dose-dipendenti della birra sul colesterolo: a dosi basse/moderate l’HDL tende a salire un po’ e l’LDL a restare invariato o calare lievemente, mentre a dosi alte l’HDL scende e l’LDL sale (insieme ai trigliceridi).

La figura sopra riassume graficamente questa dinamica.

Il messaggio è chiaro: la moderazione è l’elemento cruciale per poter apprezzare la birra senza mettere a repentaglio la salute cardiometabolica.

Birra artigianale vs industriale: differenze nell’impatto sul colesterolo?

Chi ama la birra artigianale spesso sottolinea la genuinità degli ingredienti e l’assenza di trattamenti come filtrazione e pastorizzazione, rispetto alle birre industriali di massa.

Ma queste differenze possono influire sui nostri livelli di colesterolo? In linea generale, il contenuto di alcol e calorie – i principali responsabili dell’impatto metabolico – dipende più dallo stile e dalla gradazione alcolica che dal fatto che una birra sia artigianale o industriale.

Ad esempio, esistono birre artigianali leggere (session IPA, blanche, etc.

a 4-5% vol) e birre industriali forti (doppi malti commerciali a 7% vol).

Tuttavia, alcune caratteristiche tipiche delle birre artigianali potrebbero offrire piccoli vantaggi teorici sul piano nutrizionale: molte artigianali sono non filtrate e non pastorizzate, conservando lieviti in sospensione e composti volatili.

Il lievito residuo apporta beta-glucani (fibre solubili) e steroli vegetali, sostanze che in altri contesti alimentari aiutano a ridurre l’assorbimento di colesterolo nell’intestino.

Ovviamente la quantità di lievito in un bicchiere di birra è minima, ma è interessante notare che proprio dal lievito di birra si ricavano integratori (come il lievito in scaglie) utilizzati per migliorare il profilo lipidico grazie al contenuto di niacina e altre vitamine del gruppo B.

Una birra artigianale molto “ricca” e opalescente con lievito potrebbe quindi contenere un pizzico di questi nutrienti in più rispetto a una birra filtrata cristallina.

Inoltre, le birre artigianali enfatizzano spesso il luppolo e i malti speciali: ad esempio, una IPA artigianale ben luppolata fornisce più polifenoli antiossidanti (come flavonoidi e terpeni) di una lager industriale che usa luppolo in estratto al minimo.

Questi antiossidanti, come visto, possono aiutare a prevenire l’ossidazione dell’LDL (processo chiave nell’aterogenesi) (Beer’s secret superpower? Here are the health benefits of hops).

Allo stesso modo, birre scure artigianali ottenute con malti tostati (porter, stout) apportano composti fenolici e melanoidine dal malto, anch’essi antiossidanti che potrebbero avere un ruolo protettivo.

In un’ipotetica dieta in cui il consumo di polifenoli è basso, scegliere una birra artigianale ricca di sapore e non filtrata potrebbe dare un contributo leggermente maggiore di composti benefici rispetto a una birra chiara industriale standard.

D’altro canto, attenzione alla gradazione alcolica: le birre artigianali spesso sperimentano con stili ad alto grado (doppio malto, imperial IPA, barley wine, etc.) che superano il 7-8% vol, mentre molte birre industriali commerciali si attestano su 4,5-5%.

Quindi, se si beve la stessa quantità, un’artigianale “robusta” fornirà più alcol e calorie – e quindi potenzialmente più impatto sul peso e sul metabolismo – di una lager leggera industriale.

Ad esempio, 500 ml di craft beer da 8% vol contengono circa il doppio dell’alcol (e quasi il doppio delle calorie) di 500 ml di una lager da 4% vol.

Pertanto, chi segue il proprio colesterolo dovrà tenere d’occhio anche questo aspetto: magari preferire una birra artigianale sì, ma in formato più piccolo o a gradazione contenuta, anziché una tripel da 10% vol bevuta in grossa quantità.

Un altro fattore è il tenore di zuccheri residui: alcune birre artigianali (es.

le milk stout, pastry stout, fruit beer) possono volutamente contenere più zuccheri residui o aggiunti per gusto, il che le rende più caloriche e glicemiche.

Altre, come le brut IPA o le dry stout, sono invece super attenuate (zuccheri quasi zero).

Le birre industriali tendono ad essere molto fermentate (poco zucchero residuo) e quindi hanno un impatto glicemico leggermente minore rispetto a certe artigianali molto dolci.

In ogni caso, parliamo di differenze non enormi sui macronutrienti: per esempio, una Birra Pils filtrata o una Helles artigianale non filtrata avranno profili calorici simili, magari la seconda con tracce in più di vitamine.

L’effetto sul colesterolo dipenderà in entrambi i casi prevalentemente da quanto e con che frequenza beviamo, più che dal brand o dalla filosofia produttiva.

Se però consideriamo la salute nel suo insieme, le birre artigianali di qualità spesso offrono più gusto e soddisfazione sensoriale, il che può indurre a berne meno ma meglio.

Assaporare lentamente una Blonde Ale artigianale ricca di aromi, accompagnandola ad esempio a cibi sani, può essere più appagante che tracannare velocemente due lager industriali insipide: in tal senso la cultura della birra artigianale, promossa anche da realtà come La Casetta Craft Beer Crew, incoraggia un consumo più consapevole, orientato alla qualità e alla moderazione, piuttosto che alla quantità.

In conclusione, non esistono evidenze che le birre artigianali abbassino il colesterolo più di quelle industriali per “magia”.

Tuttavia, scegliendo un prodotto artigianale ben fatto e con ingredienti genuini, potenzialmente introduciamo nel corpo più sostanze benefiche (antiossidanti, vitamine) insieme all’alcol, rispetto a un prodotto industriale standard.

Questo, unito al fatto che chi apprezza birre craft tende a gustarle responsabilmente, può tradursi in un minore impatto negativo complessivo sulla salute metabolica.

Il consiglio è di informarsi sulle caratteristiche dello stile birrario: una birra doppio malto ambrata avrà certamente più calorie e alcol di una birra weiss fruttata da 5%; una IPA avrà più luppolo di una lager comune, e così via.

Nel prossimo paragrafo metteremo a confronto i dati di alcuni stili per rendere tangibili queste differenze.

Confronto tra stili di birra: calorie, carboidrati e colesterolo

Non tutte le birre sono uguali dal punto di vista nutrizionale, e conoscere le differenze può aiutare chi ha il colesterolo alto a fare scelte migliori.

Ecco una tabella comparativa di alcuni tipi di birra rappresentativi, con i relativi valori medi per 100 ml (abbiamo incluso anche la birra analcolica per confronto):

Stile di birra ABV Calorie (kcal/100ml) Carboidrati (g/100ml) Colesterolo (mg/100ml)
Birra Lager chiara 5% 45 3,5 0
IPA (India Pale Ale) 6,5% 55 3,0 0
Stout scura 8% 60 4,5 0
Birra analcolica 0% 25 5,5 0

Nota: I valori sono indicativi e possono variare in base a ricetta e marca.

Le calorie aumentano con la gradazione alcolica (più alcol = più kcal) e con il residuo zuccherino.

Tutte le birre mostrano 0 mg di colesterolo in quanto il colesterolo dietetico si trova solo in alimenti animali.

Ciò significa che bere birra non introduce colesterolo “esterno” nell’organismo; l’influenza sui livelli di colesterolo avviene indirettamente attraverso l’etanolo e le calorie (che incidono sul metabolismo endogeno).

Dalla tabella si nota che una stout robusta da 8% vol ha circa il 33% di calorie in più per 100 ml rispetto a una lager leggera da 5%.

Una lattina standard (330 ml) di stout fornisce quasi 200 kcal, contro ~150 kcal di una lager.

Se una persona con colesterolo alto sta controllando anche il peso, potrebbe preferire birre meno alcoliche o limitarne il volume per non eccedere con le calorie.

D’altra parte, la birra analcolica ha circa la metà delle calorie di una birra tradizionale e zero alcol: potrebbe sembrare l’ideale, ma va notato che spesso contiene più carboidrati residui (nel nostro esempio 5,5 g/100ml, equivalenti a ~18 g per 330 ml).

Ciò è dovuto al fatto che nelle birre 0.0% la fermentazione è parziale e restano più zuccheri; quindi, per chi deve limitare gli zuccheri semplici (ad esempio un diabetico o chi ha alti trigliceridi), alcune birre analcoliche potrebbero comunque richiedere moderazione.

La buona notizia è che esistono versioni “light” o birre a basso contenuto di carboidrati pensate per chi segue regimi dietetici: ad esempio, certe lager “lite” americane hanno meno di 3 g di carboidrati per bottiglia intera, grazie a processi enzimatici che attenuano quasi completamente gli zuccheri (sono però rare sul mercato italiano artigianale).

In generale, gli stili Pilsner o Helles hanno profili relativamente leggeri, le Weiss e alcune ale inglesi possono avere leggermente più calorie per via del malto, mentre le birre molto alcoliche (dalle IPA double alle Tripel belghe) sono le più caloriche.

Chi tiene al colesterolo LDL dovrebbe anche tenere d’occhio i gradi alcolici: un trucco utile è leggere l’etichetta e prediligere birre al di sotto di 5% vol per il consumo frequente, riservando quelle più forti a occasioni speciali.

Inoltre, compensare l’apporto calorico della birra con una dieta equilibrata nel resto della giornata aiuta a prevenire l’aumento di peso.

Sul fronte degli antiossidanti, vale quanto detto: birre scure e birre molto luppolate apportano più polifenoli, che possono aiutare a tenere a bada l’ossidazione dell’LDL (Beer’s secret superpower? Here are the health benefits of hops).

Questo non significa che chi ha il colesterolo alto debba bersi una stout come medicina, ma se ogni tanto si concede una birra, può variare scegliendo uno stile scuro o ben luppolato per sfruttare anche quei micronutrienti.

Un esempio concreto: una persona con colesterolo alto potrebbe decidere di consumare una piccola Porter artigianale ricca di malto e luppolo un paio di volte a settimana invece di una birra doppio malto industriale quotidiana – in tal modo riduce sia la frequenza che la quantità di alcol, e incrementa l’apporto di antiossidanti quando beve.

Un altro consiglio pratico è alternare con birre analcoliche di qualità: oggi molte birre 0.0% artigianali mantengono buoni profili aromatici.

Come citato in uno studio spagnolo del 2022, la birra analcolica sembra offrire benefici simili (riduzione di infiammazione e stress ossidativo) senza gli effetti negativi dell’alcol.

In quell’analisi, gli autori suggeriscono di passare alla birra analcolica aggiungendo magari olio d’oliva nella dieta per alzare l’HDL, così da avere il meglio di entrambi i mondi.

Insomma, la scelta dello stile di birra conta, ma va sempre inserita nel quadro delle quantità consumate e dello stile di vita complessivo.

Vediamo infine cosa dicono le linee guida ufficiali su quanto si può bere, per dare una cornice concreta alle raccomandazioni.

Linee guida internazionali e consigli pratici

Le linee guida nutrizionali internazionali concordano sul fatto che, se si consuma alcol, bisogna farlo con moderazione.

Ma qual è la definizione di “moderazione”? Diversi Paesi forniscono soglie simili, con piccole differenze.

In Italia, ad esempio, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità definiscono a basso rischio un consumo fino a 2 unità alcoliche al giorno per l’uomo e 1 unità alcolica al giorno per la donna (Come sono classificati i consumatori di bevande alcoliche ai fini…).

Una unità alcolica corrisponde circa a 12 grammi di etanolo, ovvero un bicchiere da 330 ml di birra a 4,5-5% vol (la classica “birra piccola” da bar) (Indicatori Passi: consumo di bevande alcoliche – Epicentro.Iss.it).

Negli Stati Uniti le Dietary Guidelines danno indicazioni identiche: massimo 2 drink al giorno per uomini e 1 per le donne (intendendo per “1 drink” sempre ~12-14 g di alcol).

In pratica, queste linee guida equivalgono a non più di 1 birra al giorno per le donne e non più di 2 per gli uomini.

Va anche precisato che non è possibile “accumulare” le unità settimanali e poi berle tutte insieme nel weekend: i binge drinking del fine settimana sono fortemente sconsigliati.

Il Regno Unito adotta una raccomandazione settimanale: non superare le 14 unità totali a settimana (per entrambe i sessi), distribuendole su più giorni e avendo anche giorni senza alcol.

Questo equivale a circa 6 pinte (da ~568 ml) di birra standard a settimana come tetto massimo.

Negli ultimi anni, però, sta emergendo una posizione ancora più prudente a livello di salute pubblica: l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel 2023 ha dichiarato in modo netto che non esiste un livello sicuro di consumo di alcol per la salute ( No level of alcohol consumption is safe for our health ).

Ciò significa che, dal punto di vista della prevenzione, meno si beve meglio è, perché anche piccole quantità di alcol aumentano il rischio di alcuni problemi (in particolare tumori, come quello al seno, e altre malattie ( No level of alcohol consumption is safe for our health )).

Questa affermazione non contraddice i dati sul colesterolo che abbiamo visto: semplicemente pone l’accento sul fatto che i rischi dell’alcol (anche moderato) – ad esempio il rischio oncologico – possono superare i benefici.

Ad oggi, molti cardiologi e nutrizionisti adottano un approccio equilibrato: se bevi birra fallo con moderazione, ma se sei astemio non iniziare a bere per “motivi di salute”.

Chi ha già colesterolo alto o patologie cardiovascolari dovrebbe chiedere al proprio medico: spesso viene consigliato di limitarsi a 1 unità alcolica al giorno o meno.

Nella pratica quotidiana, alcuni suggerimenti utili per tenere insieme il piacere della birra e la salute del cuore sono: bere lentamente e durante i pasti (il cibo rallenta l’assorbimento dell’alcol e ne attenua gli effetti metabolici); alternare birra e acqua per mantenersi idratati e ridurre la quantità di alcol ingerita; scegliere birre a gradazione inferiore o formati piccoli (meglio una bottiglia da 33 cl che riempirsi un boccale da mezzo litro, per intendersi).

Inoltre, come già accennato, considerare l’opzione delle birre analcoliche: oggi sul mercato ci sono ottime birre artigianali analcoliche o a 0,5% vol, che conservano aroma e soddisfazione.

Queste possono essere inserite nella routine al posto di alcune birre alcoliche, così da abbassare la media settimanale di alcol senza rinunciare al gusto della birra – un trucco particolarmente valido per chi deve ridurre sia alcol che calorie.

Ad esempio, si può decidere che durante la settimana si beve analcolico, e solo nel weekend una birra normale di qualità, magari condivisa con amici in un momento conviviale.

Un altro consiglio pratico: preferire la birra alcolica al pasto serale e non a tarda notte; l’alcol interferisce anche col sonno e un riposo inadeguato può peggiorare il metabolismo e gli indici infiammatori, indirettamente sfavorendo l’HDL.

Infine, chi assume farmaci per il colesterolo alto – come le statine – dovrebbe consultare il medico riguardo al consumo di alcol: in genere una birra occasionale è consentita, ma un eccesso può aumentare il rischio di effetti collaterali epatici dei farmaci.

Riassumendo le linee guida chiave: uomini ≤2 birre standard al giorno, donne ≤1 al giorno, e meglio ancora meno.

Se si superano regolarmente queste soglie, è opportuno riconsiderare le proprie abitudini.

Di seguito, uno schema riassuntivo:

Ente/Paese Uomini Donne
Italia (ISS) ≤ 2 unità alcoliche/die ≤ 1 unità alcolica/die
USA (Dietary Guidelines) ≤ 2 unità alcoliche/die ≤ 1 unità alcolica/die
OMS (WHO) Nessun livello sicuro Nessun livello sicuro

Come si vede, c’è uniformità nel definire la moderazione.

L’OMS aggiunge che “il livello più sicuro è zero”, ma questo va contestualizzato: se una persona adulta sana decide consapevolmente di bere una birra artigianale al giorno, i rischi aggiuntivi sono molto bassi, purché resti entro i limiti suddetti.

Importante è anche evitare di bere in condizioni particolari: mai alcol in gravidanza, per i minorenni l’unica dose sicura è zero, e cautela estrema in chi ha pancreatite, insufficienza epatica o altre patologie aggravate dall’alcol.

Per tutti gli altri, la birra può far parte dello stile di vita a patto di rispettare quantità moderate e di inserirla in una dieta bilanciata.

Accompagnare la birra con cibi sani (ad esempio verdure, legumi, pesce) può aiutare a ridurre l’indice glicemico del pasto e l’assorbimento degli zuccheri, mitigando l’impatto metabolico.

Inoltre, mantenersi attivi fisicamente aumenta l’HDL molto più dell’alcol: l’esercizio regolare è un vero toccasana per migliorare il colesterolo buono e ridurre i trigliceridi.

Dunque, meglio puntare sul movimento e considerare la birra un piccolo piacere e non “la cura” per il colesterolo.

Un ultimo spunto interessante: alcune ricerche suggeriscono che la birra consumata con moderazione nell’ambito della dieta mediterranea potrebbe non avere effetti negativi sul profilo lipidico, specialmente se il consumo avviene durante i pasti e se la dieta è ricca di grassi “buoni” (monoinsaturi dell’olio d’oliva, omega-3 del pesce).

In un contesto alimentare sano, un bicchiere di birra può essere metabolizzato in modo più efficiente.

Questo per dire che non bisogna guardare alla birra isolatamente, ma come parte della dieta complessiva: è l’insieme delle abitudini quotidiane a determinare la salute del cuore.

Conclusioni

Birra e colesterolo è un tema complesso ma affascinante, in cui tradizione brassicola e scienza medica si incontrano.

Cosa possiamo concludere da questa ampia analisi? In primo luogo, che la birra in sé non contiene colesterolo e un consumo moderato non è demonio per i nostri valori ematici – anzi, può associarsi a un lieve incremento del colesterolo HDL “buono” e a una stabilità dell’LDL “cattivo”, soprattutto se paragonato all’astensione completa.

Questo non autorizza certo a pensare alla birra come a un integratore salutistico, ma rassicura chi teme che anche solo un boccale occasionale possa far schizzare il proprio colesterolo: non è così.

La letteratura scientifica recente, con studi decennali e revisioni, dipinge un quadro in cui il consumo moderato e consapevole di birra si inserisce in molti casi senza problemi in uno stile di vita sano.

D’altro canto, abbiamo visto il rovescio della medaglia: un consumo eccessivo e abituale di birra (o di alcol in generale) può portare a uno scenario metabolico pericoloso, con LDL e trigliceridi alti, HDL basso, aumento di peso e danni d’organo.

In questo senso, la birra non fa eccezione rispetto ad altre bevande alcoliche: la moderazione la rende un piacere compatibile con la salute, l’abuso la trasforma in un fattore di rischio.

Le differenze tra diversi stili di birra (lager, IPA, stout, birre artigianali vs industriali) possono influenzare alcuni dettagli: le birre artigianali spesso offrono più antiossidanti e nutrienti minori, ma possono avere gradazioni alcoliche elevate; le birre chiare e leggere apportano meno calorie e zuccheri, risultando preferibili se si deve anche perdere peso.

Una strategia intelligente per chi tiene d’occhio colesterolo e trigliceridi è alternare stili diversi, provare le opzioni analcoliche e scegliere la qualità sulla quantità.

Ad esempio, gustare una birra artigianale IPA ben luppolata un venerdì sera (ricavandone polifenoli benefici) e nei giorni seguenti optare per acqua o tè durante i pasti, significa introdurre un po’ di antiossidanti senza esagerare con l’alcol.

All’opposto, bere 3-4 lager commerciali ogni sera, magari distrattamente davanti alla TV, fornisce molto alcol e calorie vuote, pochi micronutrienti, e col tempo quasi sicuramente peggiorerà il profilo lipidico e la circonferenza vita.

In definitiva, il messaggio “cosa è giusto sapere” su birra e colesterolo si può riassumere così: goditi la birra con equilibrio.

Se ami le birre artigianali, continua a esplorarle e assaporarle, consapevole però delle quantità.

Tieni presenti le indicazioni dei medici: un consumo moderato (1-2 unità al giorno al massimo) è generalmente accettabile per un adulto sano.

Abbina la birra a uno stile alimentare ricco di verdura, frutta, pesce e olio d’oliva – che aiuterà a tenere basso l’LDL – e fai movimento per alzare naturalmente l’HDL.

Così facendo, quella birra non sarà il nemico della tua salute, ma parte di una vita piacevole e bilanciata.

Al contrario, se c’è già un problema di colesterolo alto o altri fattori di rischio, valuta insieme al tuo medico se ridurre ulteriormente o eliminare l’alcol: magari per un periodo potrai orientarti su birre analcoliche artigianali, che oggi rappresentano un’alternativa valida per continuare a brindare senza pensieri.

In un’ottica SEO, abbiamo integrato nel testo la parola chiave birra e colesterolo e varianti correlate, ma soprattutto speriamo di averti fornito contenuti originali, autorevoli e davvero utili per comprendere questo argomento.

La birra è una bevanda antica e nobile, e merita di essere apprezzata responsabilmente: conoscere il suo rapporto con il colesterolo ti permette di gustarla con maggiore serenità.

Cin cin, dunque, ma con giudizio – alla salute del palato e del cuore!

Fonti e riferimenti bibliografici

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  4. Healthline – Can Drinking Alcohol Affect Your Cholesterol Levels? (J.

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  5. ANSA Salute – Una birra al giorno aiuta a preservare colesterolo ‘buono’ (15/11/2016)
  6. OMS/WHO – No level of alcohol consumption is safe for health. The Lancet Public Health (4/1/2023)
  7. Epicentro ISS – Consumo moderato di alcol (unità alcoliche) , definizioni.
  8. Healthline – Heavy Alcohol Use and Lipid Profile (cit.

    di studi 2019)

  9. National Geographic – Hops’ antioxidants and LDL oxidation (2019)

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