La birra artigianale romana sta vivendo un periodo di rinnovata popolarità, unendo tradizione locale e innovazione brassicola. In questo articolo esploriamo cosa distingue le birre artigianali di Roma e del Lazio dalle altre, ripercorriamo la loro storia dalle origini antiche fino alla rinascita odierna, e scopriamo ingredienti, tecniche e abbinamenti gastronomici tipici. Inoltre, presenteremo La Casetta Craft Beer Crew come esempio di birrificio artigianale locale, approfondendo le sue birre – come Turris Lapidea, X Tempora, Ad Meliora, Buzzy – e l'opportunità di degustarle grazie ai pratici pack da 6 e 12 bottiglie. Preparati a un viaggio nel mondo della birra artigianale romana, tra curiosità storiche e sapori unici, con uno sguardo ai prodotti che stanno conquistando gli appassionati.
In questo post
Indice
- Cos’è la birra artigianale romana?
- Storia: dalle radici antiche alla rinascita nel Lazio
- Tradizioni e caratteristiche delle birre artigianali romane
- Abbinamenti gastronomici con la birra artigianale romana
- Gradazione alcolica e tipologie di birra artigianale romana
- Curiosità e aneddoti sulla birra a Roma
- La Casetta Craft Beer Crew: un esempio di birra artigianale romana
- Conclusione
Cos'è la birra artigianale romana?
Con birra artigianale romana si intende la birra prodotta artigianalmente da birrifici indipendenti nell'area di Roma e del Lazio. In Italia una birra si definisce artigianale quando è prodotta da birrifici di piccole dimensioni, non soggetti a pastorizzazione o microfiltrazione, e indipendenti da grandi gruppi industriali. Ciò garantisce che ogni birra mantenga intatti aromi e caratteristiche originali. Quello che rende “romana” una birra artigianale non è solo la geografia, ma anche l’influenza della cultura locale: le birre artigianali del Lazio spesso sposano ingredienti e sensibilità del territorio con gli stili birrari internazionali.
Rispetto ad altre birre artigianali italiane, la birra romana può distinguersi per la creatività e l’uso di materie prime locali. Ad esempio, alcuni birrifici laziali sperimentano con miele locale, castagne dei boschi appenninici o spezie mediterranee, conferendo alle proprie birre un carattere unico. Pur ispirandosi a stili classici (dalle ale inglesi alle lager tedesche, fino alle trappiste belghe), i mastri birrai romani aggiungono un tocco personale, riflettendo la ricchezza enogastronomica della regione. Ne risultano birre dal forte legame identitario: autentiche “artigianali romane” che si distinguono sia dalle IPA americane ultra-luppolate che dalle tradizionali ale del Nord Europa.
Un elemento distintivo è anche la filosofia produttiva: a Roma e dintorni la birra artigianale è spesso frutto di passione condivisa tra amici e comunità di homebrewer, poi cresciuti in veri birrifici. Ne è un esempio La Casetta Craft Beer Crew, realtà nata dalla passione di un gruppo di amici nei Castelli Romani, che oggi produce birre artigianali fedeli allo spirito indipendente e creativo locale. In sintesi, la birra artigianale romana unisce qualità, sperimentazione e tradizione laziale, distinguendosi nel panorama italiano e internazionale.
Storia: dalle radici antiche alla rinascita nel Lazio
La storia della birra a Roma affonda le sue radici nell’antichità. Gli antichi Romani conoscevano la birra – che chiamavano cervisia – ma la consideravano una bevanda “barbarica”, preferendo di gran lunga il vino. Autori latini come Plinio il Vecchio menzionano la produzione di birra presso le popolazioni della Gallia e dell’Hispania, definendola di fatto un vino d’orzo consumato dai popoli del Nord. Nell'Impero Romano il consumo di cervogia era diffuso soprattutto nelle province più fredde e tra le legioni stanziate ai confini, mentre a Roma città la birra rimase a lungo una curiosità esotica, associata ai gusti dei popoli germanici e celti.
Con il Medioevo e l’età moderna, la produzione di birra in Italia continuò in sordina, soppiantata dalla tradizione vinicola. Bisognerà attendere il XIX secolo perché la birra torni da protagonista a Roma: nel 1864 aprì a Roma uno stabilimento della Birra Peroni, segnando l’inizio di una produzione brassicola su scala industriale nella Capitale. All’epoca nascevano birrerie storiche e locali dove degustare bionde in stile tedesco, frequentati da intellettuali e artisti; tuttavia, si trattava di birre lager prodotte in quantità, ben lontane dall’attuale concetto di “artigianale”.
La vera rinascita della birra artigianale nel Lazio è molto più recente e si inserisce nel movimento della craft beer italiano esploso negli anni ‘90 e 2000. I primi microbirrifici laziali compaiono intorno al 1998: pionieri che iniziano a produrre birre non pastorizzate in piccoli lotti, ispirandosi alle esperienze anglosassoni e belghe. Negli anni 2000 il fenomeno decolla, con l’apertura di birrifici come Birra del Borgo (nel reatino) e decine di brewpub a Roma città. Oggi il Lazio vanta decine di birrifici artigianali, dai quartieri capitolini (Trastevere, Ostiense, etc.) fino ai paesi dei Castelli Romani e dell’agro pontino. Questa nuova ondata ha riportato la birra di qualità nei pub e nei ristoranti romani, creando una scena vivace con festival dedicati (come EurHop! e altri eventi birrai) e un pubblico di appassionati sempre più ampio.
La Casetta Craft Beer Crew si colloca in questo contesto di fermento: nata circa dieci anni fa come progetto di homebrewing tra amici, si è evoluta di recente in un birrificio vero e proprio. Proprio come molti birrai artigianali romani, i fondatori de La Casetta hanno trasformato una passione casalinga in una professione, contribuendo alla crescita del movimento. La loro sede nei Castelli Romani richiama simbolicamente come un territorio storicamente famoso per il vino (le fraschette di Marino e Frascati) oggi possa ospitare anche eccellenti produzioni di birra. Questa convergenza tra tradizione locale e innovazione brassicola è uno dei tratti affascinanti della birra artigianale romana contemporanea.
Tradizioni e caratteristiche delle birre artigianali romane
Quali sono gli ingredienti e le tecniche che caratterizzano le birre artigianali romane? Innanzitutto la qualità delle materie prime: i birrifici del Lazio selezionano malti d’orzo e frumento di prima scelta (spesso da maltatori europei, ma c’è chi sperimenta con orzi locali), luppoli aromatici sia europei che americani, lieviti pregiati e acqua pura. Alcuni produttori integrano ingredienti del territorio, dal miele di arancio laziale alle castagne dei Monti Cimini, per dare un tocco territoriale alle ricette. L’uso di spezie e frutta locale non è raro: ad esempio, c’è chi produce birre con mosto d’uva (nello stile delle Italian Grape Ale) o con ciliegie selvatiche, creando un ponte tra la tradizione birraria e quella vinicola/contadina romana.
Dal punto di vista delle tecniche di produzione, i mastri birrai romani combinano sapere tradizionale e sperimentazione. La birra artigianale è generalmente non filtrata e non pastorizzata, per mantenere intatti i profumi e i sapori originari. Spesso viene attuata una rifermentazione in bottiglia, metodo classico che dona carbonazione fine e complessità al prodotto finito. Non mancano le innovazioni: ad esempio, alcuni birrifici adottano tecniche moderne come il dry hopping spinto (aggiunta di luppolo a freddo per massimizzare l’aroma) o perfino il dip hopping (una particolare infusione di luppolo utilizzata da La Casetta per la sua IPA Ad Meliora). Questi accorgimenti tecnici mostrano come la scena romana sia aggiornata sulle tendenze internazionali e pronta a sperimentare per migliorare le ricette.
Una peculiarità delle birre artigianali romane è la contaminazione di stili: difficilmente un birraio laziale si limita a replicare pedissequamente uno stile classico, ma tende piuttosto a personalizzarlo. Così una IPA prodotta a Roma potrà avere una luppolatura agrumata che però bilancia l’amaro con un corpo più morbido, adatto al gusto italiano; una Tripel belga reinterpretata localmente potrà risultare leggermente più secca e beverina, ideale per il clima mediterraneo. Questa adattabilità rende le birre artigianali romane particolarmente apprezzabili: sanno essere complesse ma anche equilibrate, pensate per il consumo conviviale tipico della cultura romana.
Anche la presentazione e l’identità hanno la loro importanza. Molte birre artigianali di Roma richiamano nelle etichette e nei nomi la storia e l’iconografia cittadina: si trovano riferimenti a leggende locali, motti in latino (come le già citate Ad Meliora e Turris Lapidea di La Casetta) o simboli della città eterna. Questo storytelling aggiunge fascino al prodotto e ribadisce il legame con il territorio. In definitiva, la tradizione brassicola romana moderna è fatta di rispetto per gli ingredienti, cura artigianale in ogni fase (dall’ammostamento alla fermentazione fino all’imbottigliamento) e creatività nel mescolare passato e presente.
Abbinamenti gastronomici con la birra artigianale romana
Le birre artigianali romane non solo si bevono da sole, ma sono anche eccellenti compagne a tavola. La versatilità di sapori e stili permette di abbinarle a molti piatti della tradizione romana e italiana, offrendo accostamenti sorprendenti. Ecco alcuni esempi di abbinamenti gastronomici ideali:
Pizza romana e fritti: Le birre chiare e leggere, come una blonde ale o una kölsch artigianale, sono perfette con la pizza e i fritti tipici. Ad esempio, Buzzy, la bionda gluten free di La Casetta Craft Beer Crew, grazie al suo gusto pulito e alle note delicate di mandarino, si abbina a meraviglia con una pizza Margherita o con lo street food romano (supplì, filetti di baccalà, fiori di zucca fritti). La sua freschezza pulisce il palato dai grassi del fritto e la lieve nota agrumata aggiunge contrasto ai sapori della pizza.
Antipasti e formaggi: Birre dal carattere aromatico ma di moderata gradazione, come le American Pale Ale, accompagnano bene salumi, formaggi e stuzzichini. X Tempora, APA artigianale di La Casetta (4,8% vol), presenta profumi intensi di pesca e agrumi e un amaro moderato: ideale da sorseggiare con un tagliere di pecorino romano, prosciutto e olive, oppure con bruschette al pomodoro. La sua nota agrumata rinfrescante esalta i sapori senza coprirli, rendendola ottima anche con primi piatti leggeri come una cacio e pepe non troppo pepata o con insalate estive.
Primi piatti saporiti: Le ricette robuste della cucina romana – come la pasta all’Amatriciana, la Carbonara o la Gricia – trovano un buon equilibrio con birre ambrate e luppolate. Una IPA ben strutturata può tagliare la ricchezza del guanciale e del pecorino, pulendo la bocca tra un boccone e l’altro. Ad Meliora, la Double IPA di La Casetta (7,5% vol), con i suoi decisi sentori di luppolo resinoso e frutta tropicale, offre l’intensità giusta per reggere il confronto con piatti dal gusto marcato. Il suo amaro importante e la lieve dolcezza maltata finale contrastano e allo stesso tempo completano l’unto e la sapidità di un’amatriciana ben fatta. Provare per credere: un sorso di IPA dopo un boccone di carbonara può preparare il palato al prossimo assaggio, esaltando sia la birra che il cibo.
Secondi di carne e barbecue: Per piatti di carne arrosto, grigliate o ricchi hamburger, le birre artigianali romane offrono diverse opzioni. Una Tripel belga dal corpo pieno come Turris Lapidea (8% vol) riesce ad accompagnare egregiamente un pollo arrosto alle erbe o dell’agnello al forno: la sua dolcezza avvolgente e il tenore alcolico elevato si sposano con la succulenza delle carni, mentre le note speziate nel bouquet richiamano eventualmente i condimenti usati in cucina. Per le carni rosse alla brace o un bel panino con porchetta, una birra ambrata oppure una Belgian Strong Ale natalizia possono aggiungere ulteriore carattere: ad esempio la 9 Kilowatt di La Casetta (9% vol, birra di Natale in stile Belgian Dark Strong Ale) apporta sapori di malto tostato e frutta secca che ben si abbinano a grigliate e arrosti invernali.
Dolci e dessert: Sebbene il vino dolce sia un classico con la pasticceria, alcune birre artigianali si prestano all’abbinamento con il dessert. Birre agrumate leggere come la già citata Buzzy possono accompagnare una crostata di frutta o un dolce al limone, riprendendo le note di agrumi in modo complementare. Per dolci al cioccolato o tiramisù, si potrebbe osare con una stout artigianale laziale (diversi birrifici ne producono) la cui tostatura ricorda il cacao. In generale, la regola è sperimentare: la ricchezza di aromi delle birre artigianali romane permette accostamenti creativi con molti piatti della tradizione, offrendo esperienze gastronomiche nuove e piacevoli.
Gradazione alcolica e tipologie di birra artigianale romana
Un aspetto importante da considerare nelle birre artigianali è la gradazione alcolica, che può variare notevolmente da una birra all’altra. Nel panorama romano troviamo birre leggere e dissetanti attorno ai 4-5% vol, birre di medio corpo sui 5-6%, fino a birre robuste che superano il 7-8% vol. Questa varietà rispecchia la gamma di tipologie brassicole prodotte artigianalmente nel Lazio.
Le birre più leggere e beverine sono spesso chiare: ad esempio blonde ale, helles o kölsch. La già citata Buzzy di La Casetta Craft Beer Crew rientra in questa categoria: con i suoi 4,2% di alcol è una bionda leggera e rinfrescante, ad alta fermentazione in stile tedesco, resa però particolare dalla lavorazione artigianale e dall’assenza di glutine (è infatti una birra senza glutine, adatta anche ai celiaci). Salendo leggermente di gradazione troviamo le American Pale Ale (APA) o le amber ale: birre dal 5% circa, caratterizzate da un equilibrio tra malto e luppolo. X Tempora è un esempio di APA romana (4,8% vol) che offre un profilo aromatico luppolato vivace ma rimane facile da bere grazie al corpo snello.
Nel segmento intermedio (5-7% vol) spiccano molte IPA (India Pale Ale) artigianali prodotte nel Lazio, spesso caratterizzate da luppoli americani o neozelandesi che donano profumi esotici. Birre di frumento come weissbier o blanche possono anch’esse collocarsi in questo intervallo alcolico, offrendo suggestioni di spezie e agrumi; alcuni birrifici romani le producono per l’estate, arricchendole magari con botaniche locali. Non vanno dimenticate le birre trappiste o d’abbazia reinterpretate: una Tripel (stile belga chiaro sui 8-9%) come Turris Lapidea di La Casetta porta la gradazione più in alto, a 8% vol, regalandoci una birra chiara forte ma sorprendentemente bilanciata e facile da bere. All’estremo opposto delle “bionde” leggere, troviamo anche birre scure e alcoliche: ad esempio Imperial Stout o Barley Wine oltre i 9-10% prodotte in piccoli lotti, pensate per lenta degustazione magari in inverno.
In generale, sul mercato della birra artigianale romana si possono trovare quasi tutti gli stili birrari internazionali, ognuno declinato in diverse versioni. Dalle Pilsner alle Saison farmhouse, dalle Porter alle acide Sour Ale, la creatività dei birrifici laziali non ha confini. Naturalmente ogni birrificio ha il suo focus: c’è chi punta sulle luppolate americane, chi sulle tradizioni belghe, chi sperimenta con fermentazioni spontanee. Il consumatore ha quindi a disposizione un vasto ventaglio di scelta. Il catalogo de La Casetta Craft Beer Crew, ad esempio, copre più categorie: una bionda leggera (Buzzy), un’ale ambrata luppolata (X Tempora APA), una IPA più alcolica (Ad Meliora Double IPA 7,5%) e una birra chiara forte di ispirazione belga (Turris Lapidea Tripel 8%). Questa varietà permette di esplorare gusti diversi restando però all’interno di un’identità comune, quella artigianale romana, fatta di qualità e originalità. Chi desidera provare più tipologie può anche optare per i pack degustazione offerti dal birrificio, come vedremo a breve, contenenti un assortimento di birre con gradazioni e stili differenti.
Curiosità e aneddoti sulla birra a Roma
La birra, pur non essendo la bevanda storicamente più associata a Roma (sicuramente surclassata dal vino nell’antichità), ha alcuni aneddoti e curiosità interessanti nel contesto romano:
Origine del termine “birra”: Il termine italiano birra deriva dal tedesco Bier (passando probabilmente per il francese bière), ed entrò nell’uso comune molti secoli fa, soppiantando la parola latina cervisia o cerveza usata in epoca romana e altomedievale. Questo cambio di nome riflette anche un cambio di percezione: dalla “cervogia barbarica” si passò a considerare la birra una bevanda europea diffusa. Solo in tempi moderni, però, la birra ha conquistato un posto stabile sulle tavole romane.
La birra nell’antica Roma: Come accennato, i romani antichi bevevano raramente birra. Una leggenda narra che quando Giulio Cesare invase la Britannia, i suoi legionari adottarono l’abitudine locale di bere ale fermentata con cereali, portando forse a Roma qualche assaggio di quella “strana” bevanda. Vero o no, sappiamo che presso alcuni forti romani sul limes (ad esempio in Germania e in Britannia) sono state trovate tracce archeologiche di produzione di birra: i soldati di stanza lontano dall’Italia probabilmente la producevano per supplire alla mancanza di vino. A Roma città, invece, era considerata poco più di una curiosità per forestieri.
Birrerie storiche romane: Con l’arrivo di birrai austriaci e tedeschi nell’800, Roma vide nascere le prime birrerie cittadine. Una curiosità è che la famiglia Peroni, celebre per l’omonima birra, aprì il suo primo birrificio romano nei pressi di Porta Pia: quell’edificio esiste ancora e ospita oggi un museo industriale. Nella Belle Époque romana, sorseggiare un boccale di birra “alla tedesca” in locali come lo Stabilimento Pilsner o la Birreria Viennese era di gran moda tra certa borghesia, segnando un precoce amore capitolino per la bionda spumeggiante.
Santi e Papi amanti della birra: Sebbene il vino sia la bevanda liturgica per eccellenza, anche la birra ha avuto estimatori insospettabili nel contesto romano. Si racconta che Papa Pio V (XVI secolo), di origine italiana ma vissuto nei Paesi Bassi come inquisitore, fosse un amante della birra d’abbazia e che ne facesse arrivare botti a Roma per consumo personale. Più recentemente, Papa Benedetto XVI – tedesco – durante il suo pontificato ricevette in dono birre bavaresi, testimoniando come persino al Vaticano la birra possa competere con il vino per farsi apprezzare.
La scena moderna dei pub artigianali: Oggi Roma pullula di pub e locali specializzati in birre artigianali. Zone come Trastevere, San Lorenzo e Ostiense ospitano birrerie cult frequentate da appassionati di craft beer. Un aneddoto curioso riguarda il nome di uno dei pub più famosi, “Ma che siete venuti a fà”, situato a Trastevere: nato come piccola mescita di birre straniere, è diventato un punto di riferimento internazionale, spesso citato nelle classifiche dei migliori beer bar al mondo – un risultato impensabile fino a vent’anni fa e simbolo di quanto la passione per la birra di qualità abbia contagiato la città.
Birra e cinema romano: La birra appare anche nella cultura pop di Roma: in diversi film della commedia all’italiana compaiono scene in cui i protagonisti sorseggiano birra nei tipici boccali. Ad esempio, in Un americano a Roma (1954), l’attore Alberto Sordi, nel suo celebre monologo gastronomico, alterna fantasiosamente piatti americani a sorsate di birra, ironizzando sul fascino esotico che la bevanda aveva negli anni ‘50. Oggi la birra non è più esotica ma parte integrante dello stile di vita romano, tanto che eventi come l’Oktoberfest hanno versioni “capitolne” con fiumi di birra artigianale locale.
Questi aneddoti mostrano come la birra, da bevanda considerata “barbara” nell’antichità, sia diventata gradualmente protagonista anche a Roma, fino a fiorire nell’attuale panorama di birrifici artigianali innovativi.
La Casetta Craft Beer Crew: un esempio di birra artigianale romana
Dopo aver esplorato contesto e tradizioni, vale la pena soffermarsi su un caso concreto di successo nel panorama della birra artigianale romana: La Casetta Craft Beer Crew. Questo birrificio, con sede ai Castelli Romani (Marino, in provincia di Roma), incarna perfettamente lo spirito craft del Lazio. Nato dalla passione di un gruppo di amici homebrewer, oggi La Casetta propone birre artigianali di alta qualità, ognuna con una forte personalità e tutte accomunate dalla cura per le materie prime e dall’amore per la sperimentazione.
Il nome “La Casetta” richiama il luogo dove tutto ebbe inizio: una piccola casetta di legno dove i fondatori si riunivano per le prime cotte casalinghe. Da quel laboratorio amatoriale è nata una beer firm che collabora con impianti produttivi di fiducia per creare ricette originali, frutto di formazione birraria e ispirazioni raccolte in viaggi e degustazioni. “Ogni sorso racconta una storia, la nostra storia”, affermano i fondatori, a sottolineare come le birre riflettano le esperienze e la filosofia del gruppo. Nel catalogo de La Casetta Craft Beer Crew troviamo birre eterogenee per stile e gradazione, a testimonianza della versatilità del birrificio nel cimentarsi con diverse tradizioni birrarie internazionali.
Le birre artigianali de La Casetta Craft Beer Crew
Ecco una panoramica delle principali birre prodotte da La Casetta, veri e propri esempi di birra artigianale romana che coniugano stili classici e creatività locale:
Buzzy – Blonde Ale 4,2% (Gluten Free): Buzzy è la “bionda” della casa, una birra chiara ispirata allo stile Kölsch/Blonde Ale tedesco. Dal carattere tedesco distintivo fin dal primo sorso, offre un bouquet sottile ma vivace di mandarino con un accenno di cocco. In bocca risulta estremamente pulita e facile da bere, grazie alla bassa gradazione alcolica e a un amaro morbido ed equilibrato. Particolarità importante: è senza glutine, il che la rende accessibile a tutti senza rinunciare al gusto. Buzzy è la birra “quotidiana” perfetta per aperitivi, pizze e momenti di relax; il suo equilibrio di sapori la rende un ottimo punto di partenza per chi vuole scoprire le craft beer di Roma. Scopri Buzzy nel nostro shop.
X Tempora – American Pale Ale 4,8%: Dal latino “tempi andati” (ma con la X che richiama anche il numero dieci, cifra simbolica), X Tempora è la rivisitazione romana di una APA americana. Si presenta con aromi intensi di pesca, pompelmo, arancia e limone che si fondono in armonia. Il sorso è scorrevole e rinfrescante: i sentori agrumati dominano, bilanciati però da un finale amaricante delicato dato dai luppoli americani. Questa birra celebra l’incontro tra la tradizione brassicola USA e la sensibilità italiana: l’APA de La Casetta è infatti più bevibile e meno aggressiva di alcune APA d’oltreoceano, pur mantenendo profumi e gusto decisi. È la compagna ideale per un aperitivo romano, magari in abbinamento a salumi, formaggi o fritti, come evidenziato anche dai suoi consigli d’uso sul sito. Scopri X Tempora nel nostro shop.
Ad Meliora – Double IPA 7,5%: Il nome è un’espressione latina che significa “verso cose migliori” ed è di buon auspicio. Ad Meliora è la birra più audace del gruppo, una Double IPA (Imperial IPA) dalla luppolatura possente. Per produrla, La Casetta impiega tecniche innovative: dip hopping e generoso dry hopping, ottenendo un’esplosione di profumi tropicali, resinosi e agrumati. Con 7,5 gradi alcolici e un corpo pieno, al palato regala un amaro deciso ma ben bilanciato da una sottile dolcezza maltata che avvolge la lingua. È una IPA “muscolosa” ma elegante, che non stanca il palato. Gli abbinamenti consigliati vanno dalle pizze gourmet ai piatti di carne: grazie alla sua struttura, Ad Meliora può tenere testa a sapori intensi e aggiungere un tocco di luppolo in più a ogni boccone. Anche Ad Meliora risulta senza glutine nella sua nuova versione, segno dell’attenzione del birrificio verso un pubblico ampio. Scopri Ad Meliora nel nostro shop.
Turris Lapidea – Belgian Tripel 8%: Dal latino “torre di pietra”, Turris Lapidea rende omaggio probabilmente a una torre medievale di Marino, città sede del birrificio, simboleggiando radici solide. È una Belgian Tripel in puro stile trappista, che però gioca sul filo dell’equilibrio: ha un corpo solido e maltato e una dolcezza avvolgente al palato, che la rendono pericolosamente facile da bere nascondendo l’alta gradazione. Al naso possiamo percepire note fruttate (albicocca, pesca) e leggermente speziate, tipiche del lievito belga. Pur ispirandosi alle abbazie, questa Tripel è stata pensata per piacere anche al pubblico italiano: è infatti un’8% che risulta “pulita” e non stucchevole, adatta anche a un aperitivo elegante o a pasteggiare con formaggi e carni bianche. La sua versatilità negli abbinamenti è uno dei punti di forza. Scopri Turris Lapidea nel nostro shop.
Queste quattro birre costituiscono il nucleo della produzione de La Casetta Craft Beer Crew e rappresentano bene la filosofia del birrificio: proporre varie tipologie (dalla facile beva alla degustazione impegnativa) mantenendo alta qualità e identità. Ognuna ha raccolto apprezzamenti tra i consumatori e sta contribuendo a far conoscere il marchio nel circuito craft italiano.
Pack degustazione da 6 e 12 bottiglie: esplorare più varianti risparmiando
Per chi desidera intraprendere un percorso di degustazione e provare diverse birre artigianali romane, La Casetta Craft Beer Crew offre convenienti box assortiti. In particolare, sono disponibili pack sia da 6 che da 12 bottiglie, pensati per offrire un assaggio completo della gamma e allo stesso tempo garantire un risparmio rispetto all’acquisto delle singole bottiglie.
6 pack – 6 bottiglie miste: un cofanetto degustazione perfetto come regalo o per un’esperienza di assaggio tra amici. Include 6 birre assortite: tipicamente 2 bottiglie di Buzzy, 1 X Tempora, 1 Ad Meliora, 1 Turris Lapidea e 1 sorpresa (spesso la 9 Kilowatt in lattina, la birra natalizia del birrificio). In questo modo si ha la possibilità di scoprire in un colpo solo tutte le principali creazioni del birrificio, spaziando tra stili leggeri e intensi. Il prezzo di questo pack è vantaggioso (attorno ai 25€) e consente di risparmiare rispetto all’acquisto individuale delle 6 birre. Acquista il 6 Pack misto e preparati a un viaggio gustativo nel Lazio.
Box 11+1 – 12 bottiglie miste (1 omaggio): per i veri appassionati o per organizzare una scorta in dispensa, La Casetta propone anche un box da 12 bottiglie, in cui una è in omaggio. In pratica si pagano 11 birre e ne arrivano 12, con una composizione bilanciata: ad esempio 3 Buzzy, 3 X Tempora, 3 Ad Meliora e 3 Turris Lapidea. Questa soluzione è ideale anche per eventi, cene con molti ospiti o semplicemente per chi ha già avuto modo di apprezzare le birre e vuole fare il pieno risparmiando. Il costo è attorno ai 44€, pari a uno sconto di circa il 10% sul totale. Acquista il Box 12 bottiglie miste e scopri tutta la varietà delle birre artigianali La Casetta.
Oltre ai mix assortiti, esistono anche pack tematici (ad esempio, 12 bottiglie tutte di un singolo tipo, pensati per chi ha una preferenza precisa). Queste offerte dimostrano l’attenzione di La Casetta verso il cliente: l’obiettivo è incentivare la scoperta di più stili e fornire un’esperienza completa, il tutto con un occhio di riguardo al rapporto qualità-prezzo.
Conclusione
La birra artigianale romana si è ormai guadagnata un posto di rilievo sia nel cuore dei romani che sulla mappa della birra italiana. Da bevanda “forestiera” e marginale, la birra è diventata protagonista di una nuova cultura gastronomica capitolina, fatta di locali specializzati, eventi e – soprattutto – birrifici creativi come La Casetta Craft Beer Crew che portano avanti lo spirito indipendente. Abbiamo visto come la birra artigianale di Roma e del Lazio unisca antiche tradizioni (ingredienti genuini, metodi classici) a innovazione e voglia di sperimentare, risultando in prodotti unici per sapore e identità.
Se sei un appassionato in cerca di nuove scoperte, le birre artigianali romane offrono un mondo di sapori: dalle bionde leggere perfette per un pomeriggio d’estate alle corpose doppio malto da meditazione. Non dimenticare di provare gli abbinamenti con i piatti tipici – potresti trovare nella prossima Carbonara & IPA o Margherita & Blonde Ale l’accoppiata vincente che non ti aspettavi. E per iniziare subito il tuo viaggio nel gusto, perché non esplorare i prodotti de La Casetta Craft Beer Crew? Con i loro pack degustazione e una gamma varia e stuzzicante, avrai la possibilità di assaporare in prima persona cosa significa bere una vera birra artigianale romana. Cheers – o meglio, cin cin – e buona degustazione!